Il CIRPE tra formazione e riscatto sociale a Brancaccio e Borgo Vecchio
#conosciamocimeglio è la rubrica dedicata agli Enti che fanno parte di questo progetto. Uno spazio periodico dedicato a ciascuna associazione che fa parte della Rete I NEET e che ogni giorno opera sul campo con i nostri giovani, costruendo storie di riscatto, spesso difficili, ma contribuendo al successo del progetto.
Il CIRPE (Centro Iniziative Ricerche Programmazione Economica) interviene all’interno del progetto nei quartieri Brancaccio-Settecannoli e Borgo Vecchio-Montepellegrino. Presente sin dal 1979 è un ente no profit impegnato nell’ambito della formazione professionale rivolta anche ad utenze in condizioni di svantaggio sociale, culturale ed economico.
Come ente di formazione accreditato per la IeFP (Istruzione e Formazione Professionale) è presente nel territorio regionale e a Palermo da oltre trenta anni. Dal 2004 sostiene la formazione dei giovani in obbligo di istruzione anche attraverso sportelli di orientamento per la prevenzione e il contrasto della dispersione e dell’abbandono scolastico. Grazie a numerosi progetti e interventi negli anni ha declinato la sua vocazione sociale in termini concreti e operativi sui temi della devianza minorile, povertà educativa, dispersione scolastica, cyberbullismo, inclusione socio-lavorativa di detenuti ed ex detenuti, creando opportunità di crescita e sviluppo concrete.

Grazie alla forte esperienza in quest’ambito, gli operatori e le operatrici del CIRPE hanno svolto attività educative in orario extrascolastico, volte a integrare percorsi di apprendimento curriculare per lo sviluppo di competenze cognitive e sociali, con attività di supporto scolastico, laboratori di calcio e street art (quest’ultimo in fase di realizzazione). In poco tempo, superata la diffidenza dei territori, da un primo iscritto si è arrivati a mettere su un gruppo di circa 40 giovani tra i 12-13 anni e i 17-18. I ragazzi e le ragazze del loro gruppo, infatti, lasciano le scuole del territorio o hanno una frequenza intermittente e saltuaria, da cui poi arrivano le segnalazioni, così come dagli assistenti sociali e dalle circoscrizioni. La rete qui ha funzionato, spiega Monica Cannizzaro, grazie alla promozione del progetto all’interno delle scuole e anche grazie al passaparola.
Grazie anche alla forte spinta dello sport e dell’agonismo, con le partite di Calciando in Rete il gruppo mese dopo mese si è compattato, tanto che l’unione fa la forza è diventato il loro slogan. Le attività laboratoriali, infatti, sono intese come aggancio scolastico ed educativo: i laboratori messi in piedi sono un aggancio per il reinserimento dei giovani neet in un percorso educativo e scolastico, fatto anche di regole, reciprocità e capacità di stare in gruppo.
Nei locali che ospitano le attività con i Neet del Cirpe i giovani che arrivano dalle case popolari intorno dell’area di via Fileti si conoscono un po’ tutti. Carenza affettiva, dispersione scolastica, difficoltà economica, mancanza di strumenti culturali: molti di loro hanno storie e condizioni simili. C’è chi vive le ore al centro come un momento di evasione oppure di aggregazione nel campo sportivo messo a disposizione durante gli allentamenti.

A fianco del referente del progetto, Gaetano Calà, direttore generale del CIRPE, e del coordinatore, Ugo Giarratano, hanno lavorato sul campo diversi operatori tra cui Antonino Sampino, Andrea Esposito, Anna Cacciabaudo, Marzia Saladino, Alessandra Affatigato, Salvatore Cambria, Daniele Madonia, Irene Intravaia, Maria Landini (I.T.S. Volta).

